Dopo il vomitevole video di Trump su Gaza, 220 ebrei ed ebree italiane sottoscrivono un appello contro la “pulizia etnica” proposta dal presidente degli Stati Uniti e approvata da Netanyahu. Attirandosi le ire del presidente della comunità ebraica romana
Poteva essere un segnale importante, se convintamente condiviso. Sicuramente è un picco raggio di sole, una dimostrazione che pietà e umanità non sono ancora del tutto morte, in un periodo in cui ormai le peggiori atrocità e la più profonda disumanità vengono tollerate e non provocano lo sdegno e le reazioni che dovrebbero provocare. Stiamo parlando dell’appello promosso da “Laboratorio Ebraico Antirazzista” e da “Mai indifferenti – Voci ebraiche per la pace” sottoscritto da 220 ebrei ed ebree italiane contro la deportazione dei palestinesi proposta da Trump e contro le violenze nella striscia di Gaza e in Cisgiordania, con annessa richiesta al governo Meloni di non rendersi più complici di tale azioni.
“Trump vuole espellere i palestinesi da Gaza. Intanto in Cisgiordania prosegue la violenza del governo e dei coloni israeliani. Ebrei ed ebree italiane dicono no alla pulizia etnica, l’Italia non sia complice” si legge nell’appello sottoscritto, tra gli altri, da Gad Lerner, Federico Fubini, Siegmund Ginzberg, Arma Foa, Donatella Di Cesare, Helena Janeczelz e pubblicato su diversi quotidiani italiani. In realtà non si tratta neppure di un’idea originale, perché riprende un’analoga iniziativa promossa degli Stati Uniti con la pubblicazione di un’intera pagina del New York Times, con sfondo bianco e un grosso riquadro nero con scritto: “Trump ha chiesto l’espulsione di tutti i palestinesi da Gaza. Gli ebrei dicano no alla pulizia etnica”. L’appello era stato sottoscritto e condiviso da migliaia esponenti del mondo culturale ebraico nordamericano, compresi circa 400 rabbini.
Che in questo modo hanno voluto esprimere tutta la loro contrarietà e il loro sdegno di fronte al folle progetto di Trump che vuole trasformare Gaza nella “Costa Azzurra del Medio Oriente”, con la deportazione in Egitto e Giordania di circa 2 milioni palestinesi scampati dal massacro compiuto da Israele. Un piano che, guarda il caso, è stato accolto positivamente da Netanyahu, il premier israeliano sul quale, vale la pena di ricordare, pende un mandato di arresto della Corte penale internazionale (così come su Putin, due “criminali” non a caso entrambi legati a Trump). L’appello italiano ha destato enorme scalpore perché è apparso nel giorno della pubblicazione del vomitevole video, generato dall’Intelligenza Artificiale, che mostra come Trump vorrebbe che fosse Gaza, con quell’immagine finale del presidente americano insieme al premier israeliano che, sul lettino in spiaggia, sorseggiano beati un cocktail. Lì dove sono stati uccisi 75 mila inermi innocenti, di cui oltre 20 mila palestinesi, massacrati dalle bombe e dalla furia vendicativa di Israele.
Solo una mente perversa e malvagia può pensare una cosa del genere e solo chi ha perso ogni barlume di sensibilità e umanità può non indignarsi di fronte a questo schifo. Potrà sembrare un paragone forte ed eccessivo e, probabilmente, in qualche modo lo è. Ma possiamo immaginare cosa mai potrebbe accadere e come si reagirebbe se qualche “folle” proponesse di realizzare arco giochi o strutture per il più sfrenato divertimento in uno dei luoghi dove sono sorti i campi di concentramento? Non si può, perché sarebbe una folle bestialità, esattamente come tale è da considerare quel vergognoso progetto per Gaza dove, per giunta, prima sarebbe necessaria una deportazione di massa di 2 milioni di palestinesi. In un simile contesto per un attimo ci si è illusi che quell’appello fosse impossibile da non condividere.
Invece in un paese nel quale ormai l’umanità è merce sempre più rara, da una parte abbiamo assistito a reazioni tiepide, fino addirittura alla sconcertante rivendicazione del sostegno al progetto di Trump (una parte della destra, soprattutto di quei giornalisti che ormai sono così a proprio agio nel ruolo di sudditi fedeli e servizievoli della “sovrana” che si sono convinti che neppure gli amici della “sovrana” stessa possono essere anche solo in minima parte criticati, neppure di fronte a simili scempi). Dall’altra, addirittura, alla vergognosa veemente reazione, una vera e propria aggressione verbale, nei confronti dei firmatari di quell’appello. Ad opera, in particolare, degli esponenti ufficiali della Comunità ebraica italiana.
“E’ dissonante e orribile che in queste ore siano comparsi appelli e denunce contro la pulizia etnica a Gaza, infangando, proprio mentre si celebravano i funerali di Shiri Bibas e dei suoi piccoli figli, la legittima guerra di Israele contro il male assoluto di Hamas, oltraggiando il sangue versato dai giovani israeliani per difendere non solo Israele, ma i valori dell’Occidente e quelli più profondi che ci rendono umani” tuona Victor Fadlun, presidente della Comunità ebraica romana. Che non si rende conto orribili sono le sue parole, non certo l’appello di chi chiede che venga fermato il massacro e venga impedita la pulizia etnica. Si perché, se per caso non lo sapesse, Fadlun dovrebbe informarsi meglio e scoprire che “pulizia etnica” significa “trasferimento forzato di una popolazione su base etnica”, esattamente quello che si propone di fare Trumpm con l’approvazione di Netanyahu.
Quindi, bando alle ipocrisie, chi appoggia quella folle proposta è a favore della pulizia etnica. E un simile obbrobrio non potrà mai essere tra i valori dell’Occidente (ammesso che esistano ancora) e tanto meno si può delirare, sostenendo che quella sconcezza, insieme al massacro perpetrato a Gaza da Israele, possa renderci umani. Ma l’aspetto più orribile di quelle parole è la cinica speculazione e strumentalizzazione della tragedia di Shiri Bibas e dei suoi piccoli figli che ovviamente non può non toccare e scuotere le coscienze di chiunque. Che, però, dovrebbero essere ugualmente scosse dalle migliaia di storie simili a quella tragica della famiglia Bibas che vivono le famiglie palestinesi di Gaza, vittime della violentissima e sanguinosa vendetta che Fadlun chiama “legittima guerra di Israele”.
Nessuno, di certo non chi scrive, dimentica l’orrore del 7 ottobre perpetrato da Hamas, ma se si può comprendere la reazione di Israele non si può in alcun modo accettare, tollerare e giustificare il massacro ripetuto e continuo di inermi civili, di migliaia di innocenti bambini. E’ difficile immaginare che Fadlun possa essere così ottuso e limitato da non comprendere che, se si giustifica l’uccisione di migliaia di innocenti bambini, in nome di chissà quale ideale o, peggio ancora, di una sorta di “guerra santa legittima”, il rischio, anzi la certezza, è che non esista più alcun limite alle barbarie, che qualsiasi orrore allora potrebbe trovare, da una parte o dall’altra, una qualche giustificazione ideologica.
A meno che Fadlun non voglia sostenere che esistono popoli e bambini di serie A e di serie B, con la vita di quest’ultimi che ha meno valore di quella dei primi. “Questo appello non fa che alimentare l’odio antiebraico” aggiunge l’ex presidente della Comunità ebraica romana, Riccardo Pacifici. Che non capisce o finge di non capire che invece è esattamente l’opposto, che quell’appello e quella presa di posizione di quelle personalità ebraiche italiane è quanto mai positiva. E che ad alimentare l’odio antiebraico, che sicuramente esiste e altrettanto sicuramente è assolutamente inaccettabile, sono invece parole come quelle pronunciate da Fadlun, l’inesistente rispetto per le vite umane degli altri, la negazione della realtà. O, peggio, ancora, i deliri del vicepresidente della Knesset (il parlamento israeliano), Nissim Vaturi che va oltre la “pulizia etnica”, invoca l’esecuzione di massa dei palestinesi di Gaza.
“Chi è innocente a Gaza? – afferma – Dobbiamo separare i bambini dalle donne e uccidere tutti gli adulti, siamo stati troppo premurosi. D’altra parte i civili di Gaza non li vuole più nessuno perché sono feccia e subumani”. Criticare ferocemente chi invoca che venga fermato il massacro e restare in silenzio di fronte a queste folli parole, questo si che alimenta, e non poco, l’odio antiebraico…